La meringa non è “albume e zucchero”: è schiuma stabile + disidratazione controllata. Io ho notato che quando togli l’uovo, la prima reazione è pensare che sia impossibile.
In realtà l’uovo è solo uno dei modi per creare una schiuma; quello che serve davvero è un liquido con molecole capaci di intrappolare aria e uno zucchero che, asciugandosi, costruisca un guscio. Il segreto che ho scoperto è l’aquafaba: l’acqua di governo dei ceci. Sembra una follia finché non la monti e capisci che sì, fa picchi veri. E sì: è naturalmente senza glutine, perché qui non c’è farina, non c’è amido, non c’è niente che lo contenga.

Ho fatto anche io la parte “romantica” del test: prima prova, cucchiaio nel sac à poche, forno, e poi il disastro classico. Meringhe che piangono, collassano o restano appiccicose. Lì ho capito due cose: la prima è che l’aquafaba non perdona l’umidità; la seconda è che la stabilità si costruisce con un gesto tecnico preciso: acidità leggera e zucchero messo al momento giusto. Se fai questo, la ricetta smette di essere “magia” e diventa replicabile.
Ricetta precisa: ingredienti e procedimento che non tradiscono
L’aquafaba funziona perché contiene proteine e saponine rilasciate dai legumi, capaci di stabilizzare bolle d’aria. Ma non tutte le aquafaba sono uguali. Io ho notato che quella dei ceci in barattolo “buona” è densa come un brodino leggermente viscoso; se è troppo liquida, monta ma tiene poco. Se vuoi essere precisa: riducila in un pentolino 5–8 minuti, poi raffredda. È il modo più semplice per aumentare la concentrazione senza additivi.
Il nemico numero uno è il grasso: anche una traccia in ciotola o fruste può sabotare la montata. Il secondo è l’umidità ambientale: giornate piovose e cucine calde allungano i tempi e rendono le meringhe appiccicose. E poi c’è lo zucchero: se lo versi troppo presto, la schiuma non si forma; se lo versi troppo tardi, si scioglie male e lascia granuli. Gli ingredienti che ci serviranno sono i seguenti:
- 120 g aquafaba (da ceci in barattolo, filtrata)
- 180 g zucchero semolato fine (oppure 160 g zucchero + 20 g zucchero a velo)
- 1/2 cucchiaino di cremor tartaro oppure 1 cucchiaino di succo di limone
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (facoltativo)
Procedimento passo passo
Preriscaldo il forno a 90–95 gradi ventilato (oppure 100 gradi statico). Rivesto una teglia con carta forno. Metto aquafaba e cremor tartaro (o limone) nella ciotola pulitissima e monto a velocità media finché diventa bianca e schiumosa (circa 3–4 minuti). Aumento la velocità e inizio ad aggiungere lo zucchero a pioggia, un cucchiaio alla volta, aspettando 10–15 secondi tra un’aggiunta e l’altra. Continuo a montare finché la massa è lucida e fa picchi fermi: in totale 8–10 minuti, a volte qualcosa in più.
Trasferisco nel sac à poche e formo le meringhette. Cuocio 1 ora e 30 – 2 ore (dipende dalla dimensione), poi spengo e lascio dentro con sportello socchiuso 20 minuti. Se le vuoi secche davvero, il raffreddamento lento è parte della cottura.
Il consiglio pratico con cui chiudo è questo: non inseguire la “meringa vegana perfetta” al primo colpo. Pesa l’aquafaba, controlla la temperatura del forno e scegli una giornata asciutta. La ricetta è semplice, ma la riuscita è tutta nella disciplina: schiuma stabile, zucchero ben sciolto, e pazienza di asciugatura. Poi sì, sembrerà magia.





